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Bambini

Il disturbo da deficit d'attenzione e iperattivita' (ADHD) PDF 

8 novembre 2004 - a cura di Antonio d'Amore, Psicologo e Psicoterapeuta

 

Il Disturbo da Deficit d'Attenzione ed Iperattività (DDAI) è un disturbo neurobiologico caratterizzato da tre distinte manifestazioni: l'iperattività, l'impulsività e la disattenzione.  In base ai sintomi manifestati, si possono distinguere tre categorie di persone con DDAI: quelle che presentano prevalentemente problemi d'iperattività/impulsività; quelle che presentano prevalentemente problemi di distraibilità e quelle che presentano entrambi i problemi.

L'iperattività, l'impulsività e la disattenzione si possono riscontrare anche nei bambini senza DDAI, tuttavia, in quelli con DDAI si presentano con una frequenza maggiore ed in più contesti (casa, scuola, situazioni sociali), ma soprattutto, hanno importanti ripercussioni negative sulla loro vita. Infatti, a causa del loro comportamento i bambini con DDAI vanno male a scuola, sono malvisti dai coetanei e sono in costante conflitto con i genitori.

E’ bene sottoliniare che la maggior parte dei bambini e degli adolescenti, durante alcune fasi dello sviluppo, mostra una tendenza all'impulsività, all'iperattività o alla disattenzione. Per esempio, i bambini in età prescolare hanno tanta energia e sono sempre in movimento, così come, molti adolescenti attraversano una fase in cui rifiutano l'autorità e si mostrano disordinati, disorganizzati e disattenti; ma non per questo si possono classificare i primi come iperattivi ed i secondi come persone non in grado di controllare i propri impulsi, e pertanto affetti da DDAI.

Negli Stati Uniti, è stato recentemente stimato che circa il 7% della popolazione scolastica compresa tra i 6 e gli 11 anni è affetto da DDAI. In Italia, le stime indicano che la percentuale è un po’ più bassa ed è compresa tra il 2% ed il 5%.

Generalmente il disturbo insorge prima dei 7 anni di vita e la sua diffusione è da due a tre volte maggiore tra i maschi, rispetto alle femmine.

I bambini con DDAI possono frequentemente presentare anche disturbi dell'apprendimento scolastico, disturbi da comportamento dirompente, ansia o depressione (gli ultimi due sono particolarmente diffusi tra i bambini con deficit d'attenzione)

Le caratteristiche I sintomi dell'iperattività comprendono: 

  • Muovere con irrequietezza mani e piedi e dimenarsi sulla sedia;
  • difficoltà a rimanere seduto quando viene richiesto;
  • scorazzare e saltare dovunque in modo eccessivo;
  • difficoltà a fare giochi in tranquillità;
  • chiaccherare troppo.  

I sintomi dell'impulsività comprendono: 

  • rispondere alle domande prima che esse vengano completate;
  • avere problemi a rispettare il proprio turno;
  • interrompere gli altri mentre stanno parlando;
  • intromettersi nei giochi degli altri.


I sintomi della distraibilità comprendono: 

  • non prestare attenzione ai particolari;
  • difficoltà a mantenere a lungo l'attenzione in un gioco o su un compito;
  • difficoltà a seguire le istruzioni o a portare a termine delle commissioni o dei compiti (non dovuta ad un'incapacità di comprendere le istruzioni o ad un atteggiamento di sfida);
  • difficoltà ad organizzare o programmare le proprie attività;
  • evitare d'impegnarsi in compiti che richiedono uno sforzo mentale protratto;
  • essere facilmente distraibile da stimoli esterni;
  • perdere frequentemente gli oggetti necessari per le attività di scuola o di casa (per es., matite, libri e giocattoli);
  • essere sbadato nelle attività quotidiane.

Le cause

Attualmente non si conoscono le cause del disturbo, ma ci sono sempre più evidenze scientifiche che individuano nelle cause biologiche le principali responsabili del DDAI.

Il ruolo principale giocato dalle cause biologiche in questo disturbo dovrebbe contribuire a ridurre il senso di colpa che alcuni genitori di bambini con DDAI hanno, attribuendosi la totale responsabilità dei comportamenti del figlio. 

 

Come può essere identificato il DDAI?

Non è facile identificare un DDAI, particolarmente nella fascia d'età che precede i 6 anni.

La diagnosi di DDAI deve essere fatta da uno specialista (psicologo dell'età evolutiva o pediatra) basandosi sull'osservazione dei comportamenti del bambino e sulla storia personale fornita sia dai genitori, che dagl'insegnanti.

Alcuni genitori non si rendono subito conto del fatto che il comportamento del figlio è problematico, magari perché notano una rassomiglianza con il proprio comportamento da bambino, e quindi lo considerano normale. In questi casi è l'ingresso nella scuola che, spesso, determina il riconoscimento effettivo del problema dell'iperattività e/o del deficit d'attenzione.

Di contro altri genitori, osservando nel proprio figlio, già nei primi anni di vita, segnali tipo una certa difficoltà a mantenere l'attenzione concentrata in un'attività o la tendenza a non stare mai fermo, possono giungere alla conclusione affrettata che si tratti di un DDAI.

Dal momento che i bambini maturano in maniera diversa, ed hanno personalità, temperamento e livelli d'energia differenti l'uno dall'altro, è sempre bene consultare uno specialista per valutare se il bambino abbia effettivamente un disturbo da deficit d'attenzione o sia invece immaturo, oppure se abbia effettivamente un disturbo da iperattività o sia invece esuberante.

 

E' possibile trattare efficacemente il DDAI?

Attualmente, non esiste una cura per il DDAI, tuttavia ci sono diversi trattamenti, che se usati singolarmente o in combinazione, sono in grado di ridurre la sintomatologia tipica del disturbo. I trattamenti disponibili sono di due tipi:

  • psicosociale
  • farmacologico. 


IL TRATTAMENTO PSICOSOCIALE:

Questo trattamento ha come obiettivo l'addestramento dei genitori e degl'insegnanti delle persone con DDAI, all'uso di tecniche comportamentali la cui applicazione consente di accrescere la frequenza di comparsa di comportamenti adeguati e, contemporaneamente, diminuire quella dei comportamenti inadeguati.

L'efficacia dell'addestramento all'uso delle tecniche comportamentali, è ben documentata per quanto riguarda gl'insegnanti, mentre lo è meno per quanto riguarda i genitori.

Il trattamento psicosociale è indicato in tutti i casi, ma in modo particolare nei casi in cui quello farmacologico sia rifiutato dalle famiglie, sia mal tollerato dal bambino, o non sia efficace nell'attenuare la sintomatologia.

Molti dei bambini con DDAI trovano giovamento dall'adozione, sia da parte dei genitori che degl'insegnanti di semplici accorgimenti a casa come a scuola (consulta le sezioni sui consigli per i genitori e per gli insegnanti).

 

IL TRATTAMENTO FARMACOLOGICO:

Sono tre i farmaci più studiati e utilizzati nel trattamento del DDAI: il metilfenidato, la destroamfetamina e la pemolina.

Questi farmaci, che appartengono alla categoria degli psicostimolanti, risultano efficaci nel 70-90% dei casi e la loro azione ha una durata compresa tra 1 e 4 ore. La somministrazione viene fatta coincidere, di solito, con le ore di frequenza scolastica. Gli psicostimolanti sono in grado di ridurre significativamente i livelli d'iperattività e d'impulsività e di accrescere i livelli d'attenzione; possono migliorare temporaneamente l'interazione con i coetanei e con l'insegnante, ma non producono effetti sulla prestazione scolastica. 

Come tutti i farmaci, anche gli psicostimolanti possono indurre effetti collaterali, i quali comprendono: insonnia, riduzione dell'appetito, dolori allo stomaco ed alla testa, ed irritabilità. Di solito, la gran parte degli effetti collaterali scompare se si riduce il dosaggio.

Uno studio recente ha evidenziato buoni livelli di sicurezza nell'uso di questi farmaci, nel breve termine. Tuttavia, avendo il DDAI un esordio precoce e richiedendo un trattamento per lungo tempo, sono necessari altri studi prima di poter affermare con certezza che esiste altrettanta sicurezza nell'uso degli psicostimolanti nel lungo termine.  

Gli psicostimolanti sono farmaci che possono provocare dipendenza

Poiché le persone che soffrono di DDAI presentano un rischio maggiore di sviluppare un disturbo da abuso di sostanze psicoattive, molti medici mostrano perplessità nei confronti del trattamento con psicostimolanti, perché i bambini potrebbero andare incontro col tempo ad una dipendenza da questi farmaci 

 

FONTI D'INFORMAZIONE  

  • American Psychiatric Association. DSM-IV-TR: Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Text Revision. Editrice Masson, 2002.
  • Pagina curata dall'Istituto Superiore di Sanità Link>>
  • National Institute of Mental Health Link>>
  • Centers for Disease Control and Prevention Link>>
  • The Surgeon General. Mental health: a report of the Surgeon General. 1999. Link>>
  • National Institute of Mental Health Link>>
  • American Academy of Pediatrics. Clinical practice guideline: diagnosis and evaluation of the child with attention-deficit/hyperactivity disorder. (La versione in formato pdf di questo articolo può essere scaricata dal sito web Link>>
  • American Academy of Pediatrics. Clinical practice guideline: treatment of the school-aged child with attention-deficit/hyperactivity disorder. (La versione in formato pdf di questo articolo può essere scaricata dal sito web Link>>
  • National Information Center for Children and Youth with Disabilities Link>>

 Siti italiani d’interesse:

  • Associazione Italiana Disturbi dell'Attenzione e Iperattività (AIDAI)
  • Associazione Italiana Famiglie ADHD (AIFA)